Avvertenze
Cavità verticale, a volte stretta e bagnata, è percorribile soltanto da speleologi.
Descrizione
Grotta con discreto sviluppo, prevalentemente verticale, fra la Costa del Vipraro e le Orsare.
È una delle grotte della Costa del Vipraro in cui fu disperatamente cercata una connessione con le più lontane propaggini del “Cucco Libero”, quel quinto ingresso alla grande grotta ancora negato.
Il 18.04.2013 Fabio Donnini, durante un giro di prospezione tra la Costa del Vipraro e le Orsare, notò vicino ad un faggio una fessura tra roccia e terra, un buco che in tre giorni di lavoro rivelò un’ampia grotta. Il rapido passaggio dall’utopia a veri spazi da esplorare ispirò il nome, così nacque la Grotta Chenonc’è.
A fine aprile 2013 il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino esplorò una lunga e, a tratti stretta, verticale (Pozzo Franca, dal nome della prima esploratrice), forzò una strettoia sul fondo e raggiunse l’orlo di un nuovo pozzo. Il pozzo, di una decina di metri, fu sceso il 05.05.2013 da speleologi del G.S.CAI Perugia, di Buio Verticale di Gubbio e del GSGT di Gualdo Tadino. Sul fondo c’erano soltanto fessure impercorribili, che furono disostruite da Francesco Macchioni (GSCAI Perugia), Fabio Donnini e Graziano Bellucci (GSGT) tra il 2014 e il 2015, senza trovare spazi percorribili oltre a pozzetti stretti e bagnati.
La grotta si raggiunge in tre quarti d’ora da Pian del Monte, scendendo per prati sotto l’area del Decollo Sud, poi per la Costa del Vipraro, per macchie sopra le Orsare, in terreno aperto e per tracce di sentiero, fino alla base di un faggio, che segnala la piccola apertura, difficile da reperire.
Dopo un ingresso appena transitabile e in discesa, si entra in una cavernetta sassosa (Tana di Shelob) ricca di concrezioni e di fauna ipogea, poi si scende tra il fango fino ad un restringimento tra pavimento e volta. Oltre questo si apre il primo pozzo, Pozzo Franca (p. 20), che contorto e a volte stretto presenta una parte in risalita, senza sbocchi, ed una che scende, complicata da un paio di restringimenti, fino ad un condotto ostruito da massi, tra i quali è stato allargato un passaggio che porta allo scivolo prima del secondo pozzo (p. 10). Quest’ultimo sul fondo stringe e si collega a stretti e bagnati pozzetti che indicano una difficile ma non impossibile prosecuzione.
La grotta si sviluppa nel Calcare Massiccio, ha un modesto ma costante scorrimento idrico che si perde in fessure impercorribili.
Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – agosto 2026