Accesso
Dalla SS 78 in località Amandola, prendere in direzione di Montefortino, prima del paese un bivio a destra conduce al santuario della Madonna dell'Ambro e all'Infernaccio del Tenna. Al bivio successivo continuare dritti e, dopo qualche chilometro, prendere a destra per una strada per l'Infernaccio del Tenna e il piazzale delle "Pisciarelle" dove va lasciata la prima auto. Tornare indietro e prendere un bivio a destra (poco evidente) per Isola San Biagio e Montemonaco. Superato il paese di Isola S.Biagio, due chilometri prima di Montemonaco, svoltare a destra per la strada bianca che sale sul Monte Sibilla. La strada è sicuramente percorribile fino al Rifugio Sibilla, da li in poi la strada è in pessime condizioni e potrebbe anche essere sbarrata. Se la strada risultasse chiusa occorre procedere all'avvicinamento proseguendo la via delle forre che passa davanti a Brico 1 fino a raggiungere la Sibilla. Altrimenti, magari con l'ausilio di un mezzo fuoristrada, raggiungere la cima del monte e lasciare l'auto sul pianoro dove termina la strada (m 2129 slm). Scendere decisamente per pratoni per circa 600 metri di dislivello; in vista di due casolari obliquare a destra e scendere per un canale ripido e ghiaioso; in prossimità di un casale più in basso (m 1569) si prende un sentiero, inizialmente reso poco visibile dall'erba alta, che passa sopra il bosco e, superata una crestina, arriva all'impluvio della Forra della Sibilla. Da qui continuare sull'evidente sentiero superando un marcato dosso che porta in vista del grande anfiteatro delle Vene.
Descrizione
Se si scende per i ripidi prati direttamente dall'impluvio occorre superare il un primo salto di m 15 molto scivoloso, altrimenti si può diramarsi verso il basso (prima di arrivare all'anfiteatro) per un sentiero che arriva direttamente sopra una cascata da 20 m. Attraverso questa si entra nella gola scendendo per la parete destra. Dopo una serie di cascate si giunge ad un tratto suborizzontale che termina quando le pareti si restringono. Qui si scendono alcuni saltini e, dopo tre verticali di discreta altezza in rapida successione, si arriva alla sommità della grande cascata da m 60. Il tratto appena disceso costringe a numerosi bagni nelle pozze alla base delle cascate. Per scendere il salto da m 60 ci sono due possibilità: la prima è quella di frazionare dopo alcuni metri proprio sull'orlo della verticale; la seconda è di traversare sulla sinistra e scendere fuori dal getto d'acqua, almeno per i primi 30 metri. La gola continua con altissime pareti, salti verticali e toboga in successione, molto divertenti, quasi sempre sotto il getto d'acqua. Una volta fuori dalla gola, attraversare a guado il Tenna e raggiungere il sentiero che conduce al piazzale delle Pisciarelle.
Note tecniche
È necessario scendere in doppia una quindicina di salti. La muta completa è sempre consigliatissima ed a volte indispensabile. Se la gola viene percorsa con forte portata d'acqua, è preferibile armare la cascata da m 60 traversando sulla sinistra orografica. Occorrono minimo due corde da m 65 ed una da m 20.
Bibliografia
- CARINI Vittorio - LORETI Mara - PETRELLI Celestino - TRAVERSARI Carlo, 1987, "La forra delle Vene", Speleologia, Milano, n. 16, pag. 50-51.
- ANTONINI Giuseppe, 1989, "Le porte della montagna", ed. Fratelli Aniballi, Ancona, pag. 110-112.
- CARLIN Valerio - DOBOSZ Tullio - ECKER Giorgio - PINOTTI Annamaria - RECCHIONI Roberto, 1998, "Gole & Canyons 1 Italia Centrale", ed. Adriambiente, Ancona, pag. 57-59.