Grotte GSGT

BUCO BUCONE 643 UPG

Avvertenze

La grotta, per verticalità e strettoie, è riservata agli speleologi. L’ingresso è protetto da un cancello di ferro. Il cancello e altre reti coprono i due accessi al P. 11 iniziale, per la sicurezza di chi transita nei pressi dell’abisso. All’interno è necessario porre la massima attenzione per possibili cadute di pietre nei pozzi: mai sostare sulla traiettoria di caduta. L’accesso alla Truppella è pericoloso per il possibile distacco di parti di parete e massi soprastanti. Il pozzo Cometa Rossa deve necessariamente essere disceso e risalito da un solo speleologo per volta: in fondo non c’è nessun riparo e il pozzo scarica. Per informazioni aggiornate e per l’armo, contattare il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino.

Descrizione

La grotta tuttora è quella con sviluppo e dislivello maggiore nel territorio di Gualdo Tadino, è un abisso caratterizzato da un susseguirsi di pozzi -cascata impostati su evidenti fratture, collegati da brevi strettoie.

Segnalato al Gruppo Speleologico Gualdo Tadino il 04.06.1977 da Augusto Bossi (della famiglia detta “de Bucone”, un tempo dimorante a Santo Marzio), un modesto buco sulla costa del monte Serra Santa fu sottoposto a scavi per cinque anni. Il 30.08.1982 a undici metri dalla superficie si aprì un passaggio verso profondità ignote. Ma il pozzo sottostante, disceso il giorno dopo da un folto gruppo di speleologi gualdesi, era a sua volta tappato da una frana, a m –40. Dopo disostruzione si individuò un cunicolo, la Truppella, oltrepassata il 19.09.1982 e tra il nove e dieci ottobre 1982 il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino discese altri due pozzi, trovando la via bloccata ancora da una frana. Il 21.11.1982 sul fondo del Pozzo Cecapolli tra i massi si individuò un passaggio per il Pozzo Speranza: sotto si aprivano altre vie. Il Pozzo Cometa Rossa fu sceso il 28.11.1982 ed il 05.12.1982 si affrontò il pozzo San Niccolò, con una discesa parziale. Riprese le esplorazioni nell’aprile successivo, il GSGT il primo maggio 1983 scendeva il Pozzo Tagina, poi proseguiva per i Mazzaburelli tra strettoie e pozzetti, fino a raggiungere il fondo dell’abisso, a m –207, il 19.06.1983. Nello stesso anno iniziavano strenui scavi sul fondo, alla ricerca di prosecuzioni. Nel 1984 il GSGT risaliva in luglio il pozzo Narciso e a novembre penetrava nei cunicoli di Brenco, a m –216, profondità che scavi successivi non riusciranno a superare.

Dal Piazzale Santo Stefano, sotto l’Eremo del Serra Santa, in circa dieci minuti, camminando in direzione sud per le spoglie pendici del monte, senza salire né scendere di quota, si raggiunge lo spiazzo e il cancello che segnalano l’imbocco.

La grotta inizialmente scende con un pozzo (P. 11), sotto cui una breve strettoia immette nel Pozzo Mara (P. 22), alla base del quale tra massi di frana è stato reso praticabile un cunicolo (la Truppella) che conduce al Pozzo Po (P. 26): in questo è degno di nota uno specchio di faglia, dove è piazzato un corto deviatore. La stessa faglia è visibile sulla parete a sinistra e poi alle spalle di chi scende. Sul fondo, oltre un arco di roccia, c’è il Pozzo Cecapolli (P. 10): sulla parete opposta al piazzaletto di partenza c’è una parete concrezionata, che è stata risalita, ma è priva di prosecuzioni, alle spalle c’è un’alta diaclasi, risalita senza trovare vie degna di nota. Alla base del pozzo invece c’è la solita ostruzione di pietre e massi, sotto i quali si vuole che il pozzo prosegua, a prezzo di difficili scavi. Una stretta via prosegue invece in basso sulla destra, liberata dai pietroni che la ostruivano: si scende il Pozzo Speranza (P. 16) fino ad un ampio terrazzo che si affaccia su altri pozzi. Il primo è il Cometa Rossa (P. 30), a fondo cieco, pericoloso perché non offre ripari in eventualità di frane, poi due imbocchi del Pozzo San Niccolò. La via principale prosegue con un salto di m 6, cui segue un restringimento prima del P. 29. Un terzo pozzetto (P. 8) stretto e franoso si apre in coda a questa lunga diaclasi, ma stringe. Giunti alla base del San Niccolò finalmente si cammina, scendendo tra detriti, per una diaclasi che porta fino al Pozzo Tagina (P. 7+19). Sopra al primo salto sale un camino, il Pozzo Narciso, risalito per m 34 fino ad un definitivo restringimento: la verticale Narciso-Tagina, complessivamente m 63, è una delle parti più belle della grotta. Al Tagina segue il faticoso tratto dei Mazzaburelli, una serie continua di strettoie e brevi salti, spesso a buca da lettere, fino al pozzo terminale (P. 3+5+9), dove improbi scavi hanno dato accesso ai cunicoli di Brenco, strettoie e fango fino ad un condottino orizzontale, a volte semiallagato, dove gli scavi sono stati interrotti. L’abisso è dotato d’attacchi fissi doppiati, frazionamenti e deviatori, revisionati tra il 2024 e il 2025, la profusione di chiodi e la possibilità di concatenare la discesa in alcuni pozzi consentono armi con soluzioni diverse. Sono necessari almeno 30 moschettoni; riguardo alle corde si indica una delle tante possibilità: m60 – m35 – m90 - m35. Nei Mazzaburelli i salti sono dotati di corde fisse (da valutare prima dell’uso), i primi tre sono comunque arrampicabili. Il pozzo Narciso è attrezzato con cordelette, ormai inaffidabile.

L’abisso si sviluppa nel Calcare Rupestre o Maiolica, strati di calcare di modesta potenza alternati a sottili strati di selce. E’ una cavità epigenica, l’acqua, inghiottita in un punto preciso è penetrata nella massa calcarea seguendo fratture e dislocazioni di rocce.

La temperatura interna è stata accuratamente rilevata (fondo del Pozzo Tagina, m -180) tra il 18 e il 24 maggio del 2025 con una stazione meteo che registrava dati in continuo ogni 17 secondi: la media calcolata è di 6,9°C, con oscillazioni tra 7,3° e 6,8° e un picco anomalo che dai 6,8° delle ore 2,24 del 24.05.2025 scende a 5,9° in un’ora (ore 3,22 dello stesso giorno).

Nell’abisso non ci sono corsi d’acqua interni e solitamente è scarso anche lo stillicidio; modeste correnti d’aria si avvertono nei restringimenti, soprattutto d’inverno, quando la grotta soffia verso l’alto (comportamento caratteristico di un ingresso alto).

Ricerche palinologiche sono state effettuate dalla dott.ssa Mara Loreti nei depositi argillosi dei cunicoli di Brenco, a m –210 di profondità: il sedimento è risultato molto povero di pollini, però perfettamente conservati, che si riferiscono, per le specie arboree, maggiormente a Quercus sp.d., Castanea sativa, Salix sp., Fagus sylvatica, più sporadicamente a Juglans sp., Pinus sp., Ulmus sp., Alnus sp., Platanus sp. e ad un’Ericacea. Tra le specie erbacee: Leguminosae, Graminaceae, Chenopodiaceae, Plantaginaceae, Asteraceae, Resedaceae, Caryophyllaceae, Liliaceae, Polygonaceae, tra cui i generi Rumex, Plantago, Trifolium, Artemisia. Una vegetazione probabilmente appartenente ad una fase quaternaria postglaciale a clima atlantico temperato continentale, forse una fase tarda del periodo anatermico (20.000 – 2500 a.C.).

Modesta la fauna ipogea: rari i pipistrelli (Rinolofi) trovati però in tutti i livelli della grotta, interessante la presenza dei Tricotteri nei pozzi iniziali, tra questi è stato trovato lo Stenophylax permistus (dott. Piero Salerno 2008).

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