Avvertenze
La grotta è solo per speleologi, per la progressione è utile una corda da m 15 da ancorare ad alberelli circostanti.
Descrizione
Breve e stretto pozzo aperto nel Calcare massiccio in località Cacciagrande.
Il nome Buco di Cacciagrande è legato alla località in cui si apre la grotta, un toponimo in disuso che il GSGT intende così tramandare salvandolo dall’oblio.
Il giorno 08.01.1978 il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino, guidato da Augusto Bossi, trovò un piccolo buco tra le rocce in località Cacciagrande. Fu necessario ampliare l’apertura con mazza e scalpelli e la cavità fu parzialmente discesa fino a m –4, dove una severa strettoia bloccava la prosecuzione. Gli scavi proseguirono tra febbraio e marzo 1978 e il 12.03.1978 finalmente il GSGT raggiunse il fondo a m –7, dove ulteriori scavi furono abbandonati. Dimenticato per lungo tempo, il Buco fu ritrovato il 13.02.2000 dal GSGT, che ne rilevò posizione e dati speleometrici. Interventi furono fatti nel 2015 e nel 2020, senza altri risultati.
Per la Valle del Fonno si sale al Pian della Croce, a sinistra si prosegue per il sentiero che porta al Fontanile di Capetella (m 878) Qui si continua ancora a sinistra per il sentiero che scende nel fosso e risale poi il prato, traversando verso le balze del monte Serra Santa, fino alla località detta “Il Rimessino”. Sempre seguendo il sentiero più evidente, salendo ci si addentra nella macchia finché questa dirada ed affiorano le rocce, quota intorno a m 1000. Una traccia sulla destra porta a un’evidente pozza, nel fitto della macchia, che raccoglie acqua in gran parte dell’anno. Il sentiero principale sale ancora con un’ampia curva verso nord, la macchia dirada, qui il sentiero passa a pochi metri dal buco, che è nascosto tra arbusti e bassi alberi. Proseguendo si giunge alla testata di un bel canalone, con una caratteristica guglia al centro, e in questo caso la grotta è stata oltrepassata, è più in basso.
L’ingresso della grotta è stretto (m 0,60 x 0,30), prosegue verticale per m 2, poi la cavità scivola in pendenza fino ad una strettoia, a buca di lettere, che permette l’accesso alla fine del pozzetto, con un riempimento detritico a m –7. Scavi impegnativi potrebbero rivelare prosecuzioni.
Sul fondo fu sempre osservato un geotritone (fotografato il 25.02.2020).
Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – luglio 2026