Grotte GSGT

GROTTA DELLE BALZE 642 UPG

Avvertenze

La grotta, verticale e a rischio frane, è solo per speleologi. Anche l’avvicinamento, per i passaggi esposti e la verticalità dei luoghi, è consigliabile solo per gente esperta di montagna.

Descrizione

Breve cavità che si apre in un androne sul versante scosceso delle Balze.

La Grotta delle Balze prende il nome dalla località in cui è situata, quello tradizionalmente e comunemente usato, Balze di monte Maggio, mentre sulle carte il toponimo ufficiale è Le Senate.

La grotta, a lato di un vasto androne aperto nel Calcare massiccio, è stata trovata dal Padre Cappuccino Fra’ Mauro, al secolo Domenico Di Virgilio (Cannara 25.06.1944 – Perugia 24.07.2018) e dal fratello Marcello Di Virgilio nel 1969. Salendo dal sottostante Convento della Madonna del Divino Amore, negli anni settanta del XX secolo Fra’ Mauro era alla ricerca di un santuario dedicato alla Dea Madre degli antichi Umbri. La grotta fu segnalata nel 1977 al nascente Gruppo Speleologico Gualdo Tadino da Fra’ Mauro attraverso Carlo Troni, socio del gruppo. Salendo dietro tracce di vernice lasciate sulle rocce delle Balze da Fra’ Mauro, la grotta fu ritrovata e visitata dal GSGT il 27.08.1977. Disostruzioni in cerca della prosecuzione, che potrebbe portare fino alle sottostanti sorgenti del Rio Vaccara (distanza circa km 1,5 con un dislivello di m 800), furono intraprese dal GSGT nell’estate del 1985, tra agosto ed ottobre del 1986, infine nel luglio 1989, senza raggiungere nuovi spazi, ma raccogliendo interessanti reperti di ossa subfossili di una fauna risalente alla fase finale del Paleolitico ed all’inizio del Mesolitico. Le ossa furono esaminate nel 1986 dal dott. Federico Masini dell’Istituto Paleontologico del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze insieme ai nostri ricercatori Mara Loreti e Piero Salerno, giungendo al riconoscimento delle seguenti specie: Cervus elaphus, Rupicapra pyrenaica sottosp. Ornata, Capra ibex, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Lepus europaeus, Eliomys quercinus, Marmota marmota, Microtus nivalis, Talpa europaea (Mara Loreti - Piero Salerno, Atti del XV Congresso Nazionale di Speleologia, Castellana Grotte, 1989).

Da Valsorda in circa sessanta minuti si sale verso la mole rocciosa delle Balze del monte Maggio, prima per un sentiero nella macchia che dal fosso della Bastia porta alla sella tra le Balze e la cima del monte Maggio, poi su per le rocce delle Balze fin quasi in cima. Se si vuole, la grotta è al termine di una via ferrata che dalla Passerella Bassa delle Balze risale per impegnativi canaloni rocciosi. La grotta è situata sul versante ovest, che strapiomba sulla piana gualdese.

Attraverso una cengia piuttosto esposta si raggiunge un vasto androne, dove si apre un ingresso, che scivola in breve nella saletta sottostante dove sono fermi gli scavi. Oltrepassando tale verticale, a livello dell’ingresso, si può continuare per pochi metri in orizzontale per una fessura che termina restringendo.

Gruppo Speleologico Gualdo Tadino – luglio 2026.

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